Un’exit strategy dal coronavirus: Azitromicina e Idrossiclorochina a domicilio, i test anticorpali per il virus e i test sierologici Diasorin

Un’exit strategy dal coronavirus: Azitromicina e Idrossiclorochina a domicilio, i test anticorpali per il virus e i test sierologici Diasorin

L’allontanamento dalle misure di confinamento per l’infezione da Sars Cov 2 dovrebbe richiedere un atto di “creatività attiva” coerente con le evidenze scientifiche. Il confinamento e il distanziamento sociale non fanno scomparire il virus, diluiscono semplicemente nel tempo l’accesso alle strutture sanitarie.

In attesa di un vaccino, può esistere una strategia terapeutica per limitare la morbidità del virus e le sue conseguenze peggiori? Se fossimo capaci di trasformare l’infezione da coronavirus in una malattia poco più grave dell’influenza non ci interesserebbe più primariamente la sua diffusione e la sua contagiosità. Il raffreddore comune ha un R0 elevatissimo ma nessuna conseguenza per la salute.

Inoltre se riuscissimo a identificare chi ha contratto l’infezione ma è sano, o meglio chi produce anticorpi protettivi, potremmo svincolare questa parte di popolazione dai limiti più stringenti.

Epidemiologia e prevalenza del Sars Cov 2.
Fino ad oggi la reale diffusione del coronavirus nella popolazione è un’incognita, possiamo solo effettuare stime.
Se ipotizziamo che la percentuale dei tamponi positivi tra quelli eseguiti si attesti sul 10%, in considerazione dell’elevato numero di esami si potrebbe considerare questo campione come dotato di sufficiente validità statistica per estenderlo alla popolazione generale.
Potremmo quindi ipotizzare che il 10% della popolazione italiana, circa sei milioni di persone, possano avere avuto contatto con il Sars Cov 2.
In realtà la positivizzazione del tampone si realizza in una finestra temporale determinata. Prima o poi in coloro che hanno contratto l’infezione il tampone si negativizza. E’ lecito quindi supporre che vi sia una parte della popolazione generale che abbia contratto l’infezione virale, magari anche in forma asintomatica o paucisintomatica, e che in atto si trovi in una condizione di negatività al tampone naso-faringeo. Bisogna quindi ampliare il numero precedente, e considerare più di sei milioni di italiani che hanno contratto il Sars Cov 2.

I test anticorpali per il Sars Cov 2.
La certezza della prevalenza epidemiologica del virus si avrà solo con l’esecuzione su un vasto campione, statisticamente rappresentativo della popolazione italiana, di test sierologici che rivelino la presenza di anticorpi contro il coronavirus.
I test di cui oggi disponiamo misurano gli anticorpi totali e le due classi anticorpali IgG e IgM anti-SarsCov2.
Le IgM in genere indicano una risposta anticorpale recente ai virus, e potrebbero ridursi fino a scomparire del tutto a distanza di tempo dall’infezione.
La classe di anticorpi IgG invece compare successivamente e perdura per tempi più lunghi, indicando un pregresso contatto con il virus anche a distanza dall’avvenuta guarigione.
La presenza nel siero di anticorpi IgG e IgM, o di sole IgG, indicherà quindi l’avvenuto contatto con il virus, che non significa automaticamente l’avvenuta immunizzazione, perché ad oggi non esistono studi che confermano che l’avvenuto contatto con il coronavirus determini immnunizzazione, ed eventualmente in che misura e percentuale.

I test sierologici Diasorin.
L’azienda Diasorin, specializzata in diagnostica, ha messo a punto un test che non si limita a misurare la risposta anticorpale generica contro il Sars Cov 2, ma misura una specifica sottoclasse di anticorpi contro i domini S1 e S2 della proteina «spike» del virus (la proteina S), che è la proteina che fa agganciare il virus alle cellule ospiti. Si può ipotizzare quindi che i soggetti che producono anticorpi contro i domini S1 e S2 della proteina S siano immuni da una reinfezione.
L’idea è brillante, ed è sicuramente la migliore in circolazione. Però, come tutte le ipotesi diagnostiche, e terapeutiche, necessita di una validazione mediante sperimentazioni cliniche con controlli randomizzati.
In ogni caso i test sierologici Diasorin sono ad oggi il migliore strumento diagnostico ed epidemiologico a nostra disposizione contro il virus Sars Cov 2. Inoltre se si confermasse attraverso studi clinici che gli anticorpi contro i domini S1 e S2 della proteina spike sono anticorpi “protettivi”, chiunque sia risultato positivo al test avrebbe la ragionevole certezza di un rischio di reinfezione bassissimo.

Azitromicina e Idrossiclorochina, terapia domiciliare e profilassi.
L’efficacia della combinazione di Azitromicina e Idrossiclorochina contro il Sars Cov 2 è una delle poche evidenze scientifiche a nostra disposizione nella lotta contro il coronavirus. Ormai Trial clinici randomizzati e studi osservazionali dimostrano la grande efficacia della combinazione terapeutica non solo nel curare la patolgia Covid-19, ma nella rapida negativizzazione dei tamponi naso-faringei e quindi nella rapida riduzione della contagiosità di chi ha contratto l’infezione.

Già la Clorochina in vitro aveva mostrato nei confronti del nuovo coronavirus una concentrazione efficace inibente al 50% EC50 di 1.13 μM, con una concentrazione citotossica al 50% CC50 maggiore di 100 μM, e un indice di selettività SI maggiore di 88.50. Rendendolo un farmaco sicuro, e candidato ideale al trattamento delle infezioni da Sars Cov 2.

Ulteriori sperimentazioni cliniche hanno successivamente dimostrato che l’Idrossiclorochina da sola o in associazione ad Azitromicina determinava un’elevata percentuale di remissione della sintomatologia in pazienti affetti da Covid-19 con rapida negativizzazione dei tamponi naso-faringei.

Un recente studio osservazionale su un campione di 80 pazienti Covid-19 rivela nei trattati con Idrossiclorochina in associazione ad Azitromicina una rapida caduta del carico virale ai tamponi naso-faringei esaminati con metodologia qPCR, con l’83% dei tamponi negativi al settimo giorno e il 93% negativi all’ottavo giorno, con un tempo medio di degenza di soli 4,6 giorni.

I risultati di questo studio sono molto incoraggianti non solo perché la combinazione di Azitromicina e Idrossiclorochina, in associazione con ceftriaxone per i casi più gravi, costituisce un’efficacissima opzione terapeutica per i pazienti affetti da Covid-19, ma perché determina una rapida diminuzione della contagiosità, diventando strumento preferenziale per controllare la diffusione del virus nella popolazione, e ridurre il ricorso all’ospedalizzazione.

Tale trattamento dovrebbe essere praticato a domicilio, con la mediazione dei medici di famiglia che hanno un controllo capillare del territorio sanitario italiano.

Inoltre un trattamento profilattico di tutta la popolazione con una settimana al mese di terapia combinata di Azitromicina e Idrossiclorochina potrebbe consentire una rapida riduzione delle misure di confinamento sociale, pur con il mantenimento del distanziamento per un primo periodo.

Tale strategia è agevolata dalla mancanza di brevetti farmaceutici su questi due farmaci, che potrebbero essere prodotti per l’intera popolazione dall’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze.
E’ necessario soltanto che la classe politica di governo abbia sufficiente lucidità, e che gli interessi particolari ed economici non minino alle fondamenta strategie terapeutiche non controllabili da potentati economici privati.